Leggere Tolkien in lingua o leggerlo tradotto? Micro-articolo/rassegna per il #TolkienBirthdayToast

Per una serie di fattori che non sto qui ad elencare, rimasi piuttosto lontana dal fantasy fino ai miei 19 anni (sigh!), quando finalmente – grazie alle versioni cinematografiche de Il Signore degli Anelli e di Harry Potter – mi appassionai irreversibilmente a questo genere. Vista la trilogia dell’una ed i primi episodi dell’altra saga, decisi di comperarmi i libri direttamente in inglese, dato che ero già ad un livello B2/C1 e che ero già sopravvissuta alla lettura dei primi libri in inglese e del primo libro in tedesco all’università.

Certo, l’esperienza mi portò alla compilazione di lunghe liste di vocaboli a me sconosciuti, con picchi notevoli di lavoro quando mi trovavo a leggere le descrizioni dei paesaggi ne Il Signore degli Anelli. Tuttavia, sicuramente migliorò il mio inglese notevolmente in pochissimi mesi! Inoltre, avendo già visto l’intera trilogia tolkieniana ed i primi capitoli della saga del giovane mago inglese, ero abbastanza tranquilla, in quanto la storia mi era nota e non temevo di perdere chissà quali sviluppi o di rovinarmi il piacere di gustarmi le storie.

La scelta di leggere in originale per me fu anche una maniera per evitare le consuete trappole della traduzione di opere letterarie (probabilmente quelle fantasy e di fantascienza in prima linea): come molti di voi ben sapranno, spesso vi sono polemiche legate all’eccessiva – secondo alcuni – libertà artistica o creativa esercitata dal traduttore, o ad incomprensioni scaturite da mille fattori diversi. In quanto umana nonché traduttrice a mia volta, non voglio certo dare addosso a quelli che sono colleghi – ed esseri umani a loro volta, non ancora divinità infallibili -: spesso bisogna anche riuscire a comprendere in tempo utile le regole e le caratteristiche di un universo fantastico creato da un autore, e dobbiamo essere consapevoli del fatto che, ai tempi in cui non vi erano internet, o forum, o wikia, o pagine e gruppi Facebook, il traduttore era lasciato piuttosto solo davanti alla sfida del ricreare un intero mondo fantastico nella nostra lingua. Tuttavia, penso che in alcuni casi sia mancata l’iniziativa – o l’umiltà – di mettersi in contatto con l’autore/l’autrice e chiedere lumi (e qui mi riferisco più a casi quali A song of ice and fire e Harry Potter, ovviamente). Casi totalmente diversi sono i refusi (alle volte semplici errori umani, altre volte segno di trascuratezza, ma soprattutto cose che capitano anche nelle riedizioni in lingua), oppure gli errori per i quali non si sa mai se pensare alla buona fede o alla scarsa competenza del traduttore. Diversi ancora, infine, i problemi di continuità che sorgono con le saghe i cui volumi vengono pubblicati anche ad anni o decenni di distanza.

OK, ora potete dirmi “Perché non ci provi tu e vediamo di cosa sei capace?” Me lo merito, lo so.

Inoltre, da qualche parte, George RR Martin si è sentito improvvisamente male e non sa perché.

Beh, tirando le somme di questo sproloquio, alla fine per me leggere le opere fantasy sempre in originale è stata un’esperienza molto formativa per quanto riguarda la mia competenza linguistica in inglese (lingua tutt’altro che facile una volta superato il livello pre-intermediate), e quindi un’esperienza che vi consiglio; inoltre, ho trovato molto interessante leggere articoli di critica o di reportage sulle traduzioni di diverse opere, saga di Arda e della Terra di Mezzo inclusa, avendo in testa gli originali nelle edizioni consigliate dai super-fan.

E voi, avete letto le avventure della Terra di Mezzo in italiano? In inglese? In un’altra lingua?

Ecco qua, intanto una piccola rassegna dal web sugli errori di traduzione in italiano, in onore del Tolkien Birthday Toast:

http://www.jrrtolkien.it/jrr-tolkien/cronologia/errori-nelle-traduzioni-italiane/

http://www.ilfossodihelm.it/id_nav4.asp?id_nav=4&id_sottonav=43&id_cont=316

Un interessantissimo articolo che parla dello “sbarco” e della ricezione di Tolkien in Italia:

http://tolkienitalia.net/wp/critica/recensioni/tolkien-e-litalia/

E, infine, una nota metodologica sul tradurre Tolkien, pubblicata dalla Tolkien Estate:

http://www.tolkienestate.com/en/learning/thoughts-and-studies/translating-tolkien.html

Cheers!

Insegnamento, multilinguismo, ed il ruolo di insegnanti di lingua e traduttori – alcune idee scaturite da Interpädagogica West 2017

Nota: molti sostantivi sono stati usati al maschile per brevità e leggibilità ma si riferiscono ad entrambi i sessi. ho usato entrambe le forme nel citare le professioni, visto che il mondo del lavoro è teatro delle peggiori disparità e disuguaglianze fra i sessi. Qualcosa mi può essere sfuggito: nel tal caso, rimedierò al più presto.

Occhi italiani su Interpädagogica West 2017

Cos’è Interpädagogica? (psst! La “ä” si legge “e”;-) )

Citando il sito ufficiale stesso, Interpädagogica è l’unica fiera dedicata alla pedagogia in Austria. L’edizione del 2017 è stata ospitata dalla città di Salisburgo ed è stata concepita come “edizione occidentale”, dedicata ai Länder occidentali dell’Austria – da qui l’aggiunta “West”.

Grazie all’ormai professionalmente indispensabile Facebook, ho saputo dell’evento tempo fa e ho potuto metterlo in agenda. Un’ottima notizia per il team di Interpädagogica è, pertanto, che la campagna pubblicitaria studiata per Facebook è stata concepita molto bene! Bonus di fine anno per loro subito!

Cosa ci facevo io? Idee, materiali, ampliamento o consolidamento del lessico specifico.

Formalmente, nella pedagogia sono comprese anche le attività private o semi-private di insegnamento, così come l’istruzione degli adulti. Tuttavia, immaginavo già che il fulcro della manifestazione sarebbero state le scuole intese come “elementari”, “medie” e “superiori”, per usare i termini più o meno equivalenti in italiano: il programma degli interventi e dei laboratori era abbastanza chiaro a riguardo.

Nonostante ciò, ho visitato la fiera tutti e tre i giorni: innanzitutto, perché alcune proposte e tematiche sono ugualmente valide anche al di fuori dalla “scuola” e/o anche qualora si lavori con adulti. Poi perché fra i miei possibili clienti ci sono anche genitori italiani trasferitisi in Austria che cercano consulenze, traduzioni o un’interprete per le questioni scolastiche, o un’/un insegnante privata/-o che sostenga i ragazzi in tedesco, inglese ed italiano (nota per gli emigrati italiani tutti: continuate a curare la vostra madrelingua!), e pertanto rimanere in contatto con il mondo scolastico austriaco è sempre importante. Inoltre, sto assistendo alcuni/-e insegnanti italiani/-e nella compilazione di dispense semplificate per gli alunni recentemente arrivati dall’estero e con competenze in italiano ancora non sufficienti (o comunque inferiori rispetto alla loro madrelingua). Questi alunni sono categorizzati ministerialmente come BES (Bisogni Educativi Speciali). Le mie competenze in gioco in questa collaborazione sono quelle sia di insegnante di italiano come lingua straniera/seconda lingua, sia di traduttrice e di parlante inglese a livello C2 (il tedesco, in questo caso, non mi è molto utile… a meno che non mi capiti un giorno qualche insegnante dal Sudtirolo), sia di emigrata (non sembra, ma la componente empatica ed emozionale è molto importante in queste cose). Infine, perché come parlante tedesco a livello C2 e traduttrice dal tedesco, le fiere settoriali sono sempre un’ottima occasione per consolidare o ampliare il proprio lessico: concetti oppure oggetti che abbiamo chiaramente in testa vengono presentati con la corretta terminologia… che, delle volte, non è quella che usavamo noi! D’altronde, il motivo per cui dopo il liceo siamo andate/-i all’università e ci siamo sforzate/-i di frequentare lo stesso le lezioni ai tempi delle frequenze spesso non obbligatorie era proprio quello di costruirci un lessico specifico nella nostra madrelingua, e poi a seguire nelle lingue straniere).

Il digitale nella scuola: digitale per la scuola e digitale per preparare al mondo digitale

Ho presenziato all’intervento sulle lezioni digitali per curiosità verso il tema in generale. Ovviamente si è parlato soprattutto del digitale nelle scuole, e quindi di nuovi strumenti nelle classi, e-learning, prestazioni e sicurezza. Il digitale non significa solo offrire strumenti alternativi a libri, fogli e quaderni, ma anche e soprattutto preparare gli alunni a diventare adulti che vivranno in un mondo dove molti servizi saranno digitali.

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Connessioni affidabili come requisito essenziale per l’insegnamento digitale

Mi è scappato un sorriso quando è stato menzionato come criterio per la sicurezza l’avere reti separate per l’amministrazione e per gli studenti (birichinate in formato digitale, magari da parte di ragazzi più spigliati con internet e con i programmi degli insegnanti e del personale amministrativo…).

La cosa che sicuramente salta all’occhio è la volontà degli austriaci di investire nella digitalizzazione delle scuole, il che significa anche nelle connessioni internet e intranet.

Va detto – e lo preciso soprattutto per gli italiani in Austria o in procinto di trasferirsi – che qui devo sfatare un mito, quello dell’estero che è sempre meglio. Sinceramente, la qualità dell’offerta internet in Austria lascia un po’ a desiderare. Se si esce dai centri storici delle grandi città la velocità cala drasticamente; gli operatori sono pochi, i contratti sono piuttosto cari oppure con grosse limitazioni. È comprensibile, visto che è un paese ricco di monti e boschi, ma ovviamente è un grosso limite. Speriamo che l’impegno sia governativo sia da parte del principale operatore di internet e telefonia austriaco porti a qualche miglioramento.

Insegnare in un contesto multiculturale tenendo presente i bisogni degli studenti con madrelingua diversa.

Ah, che bello, in tedesco “abbiamo” un termine specifico per quello che ho appena presentato nel titolo del paragrafo, e cioè sprachsensibler Unterricht! Abbiamo un termine specifico in italiano o in inglese? Per ora non l’ho ancora trovato, per cui vado di perifrasi.

Ho assistito a due interventi sul tema, uno di tipo più pratico, e l’altro di tipo più istituzionale.

Ingrid Prandstetter ha mostrato concretamente cosa significa lavorare in una maniera adeguata a classi multilingua, presentato alcuni esempi tratti da libri di testo che mostrano quali testi siano poco o affatto utili per bambini che stanno ancora apprendendo il tedesco e quali, invece, siano utili, e fornito alcune linee guida per produrre materiali (o lezioni) che aiutino veramente tutti.

madrelingua intercultural multilingualism
Insegnare in una scuola multilingue e multiculturale tenendo presente le difficoltà degli alunni.

Per chi insegna lingue straniere, specie usando metodi che prevedono uno scarso o nullo ricorso alla lingua madre dello studente, molti concetti sono noti. Ovviamente Ingrid Prandstetter durante il suo intervento ha sistematizzato queste nozioni, questi “trucchi del mestiere”. Sembra scontato, ma è importantissimo accompagnare il più possibile le parole presentate con tutto quello che di solito le accompagna: per esempio, gli articoli davanti ai nomi. È utile evidenziare graficamente prefissi, suffissi, le varie parole che formano una parola composita, nel caso del tedesco anche le parti di un verbo separabile. I termini vanno presentati in maniera da fornire diversi tipi di definizione e rappresentazione: visiva (forme, insiemi, colori, immagini che rappresentano la cosa o l’idea), tramite spiegazione, tramite esempi concreti. I colori vanno differenziati ed usati in maniera sistematica e ragionata, in maniera da far corrispondere, per esempio, un colore specifico all’articolo determinativo maschile singolare in nominativo. Inoltre, è importante ricordare che non tutte le lingue presentano gli stessi elementi quali articoli (sembra scontato per noi professionisti, ma un’/un insegnante di matematica potrebbe ignorarlo), verbi separabili (la gioia di tutti gli apprendenti tedesco), e tenere sempre presente ciò.

Il secondo intervento era mirato soprattutto ad evidenziare – tramite presentazione e tramite alcune brevi attività pratiche – alcune situazioni di difficoltà che possono verificarsi nelle scuole elementari austriache, e a presentare i siti web dedicati alla scuola multilingue, alle lezioni in una classe multilingue, e alle istituzioni di sostegno per gli insegnanti riguardo a queste materie:

http://www.oesz.at/sprachsensiblerunterricht/main_02.php sull’insegnamento che tenga conto anche degli alunni la cui madrelingua non è quella tedesca;

http://www.schule-mehrsprachig.at/ sulla scuola multilingue;

http://www.oesz.at/OESZNEU/main_00.php il sito del centro austriaco per la competenza nelle lingue.

Entrambi gli interventi hanno, giustamente, sottolineato la difficoltà in cui si trovano i bambini ed i ragazzi la cui lingua madre non è il tedesco, difficoltà paradossalmente proprio amplificata dall’uguaglianza di trattamento, un’uguaglianza di trattamento che non produce però una situazione di equità (immagino che molti di voi abbiano visto vignette o meme con i tre bambini di diversa statura che cercano di guardare una manifestazione sportiva. Bene, si sta parlando di questo).

uguaglianza equità giustizia
Da Pinterest, la vignetta che citavo: uguaglianza, equità, giustizia sociale. Questo tipo di interventi serve per raggiungere l’equità.

Lo stesso discorso vale, ovviamente, anche per l’italiano – ed infatti nel riportare quanto emerso ho cercato di dare consigli che possano valere anche per gli/le insegnanti italiani/-e.

Alcune brevi e temporanee conclusioni sull’insegnamento in un ambiente multilingue e multiculturale.

Come accennavo poco sopra, nell’ultimo mese ho assistito online un’insegnante nella preparazione di alcune dispense per un’alunna la cui madrelingua non è l’italiano, e che ha per ora maggiore confidenza con l’inglese. L’insegnante in questione era convinta che fosse più importante la mia padronanza dell’inglese che non la mia esperienza come insegnante di italiano per stranieri. Certo, riscrivere alcune frasi italiane in un inglese corretto e semplice è stato utile, ma molto più utile è stato fornire linee guida per imparare pian piano la terminologia italiana, fornire una lista di parole necessarie con il loro articolo, illustrare graficamente quanto più possibile, essere molto ripetitivi e sottolineare le connessioni fra quanto già appreso o compreso o letto.

Penso che molti/-e insegnanti in tutto il mondo abbiano idee molto confuse rispetto alla traduzione (e all’interpretariato!), o all’insegnamento delle lingue. Difficilmente un insegnante di tedesco, o di italiano, ecc… nel paese in cui tale lingua è ufficiale e maggioritaria sono le persone indicate per insegnare la lingua del paese ospitante ai nuovi arrivati, mentre un/una bravo/-a insegnante di lingue ha, di norma, gli strumenti necessari per aiutare i colleghi e le colleghe nel presentare quanto più possibile in maniera “sensibile”, come dicono gli austriaci. Traduttori/-trici ed interpreti sono utili, e possono e devono essere convocati qualora siano necessari, ma il metodo di insegnamento “per traduzione” non è particolarmente efficiente, soprattutto non per i livelli principianti ed intermedi (da rivalutare, invece, per gli avanzati in alcuni determinati casi). Inoltre, non possiamo pensare di avere sufficienti risorse umane, temporali ed economiche per tradurre tutto quanto in tutte le lingue che sarebbero necessarie per fornire agli alunni materiali nella loro lingua madre precisa.

Tornando al contesto austriaco, mi pare di poter fare alcune osservazioni. La prima è che il governo centrale e quelli locali mi paiono abbastanza attivi sul tema, ed esistono anche diversi materiali di riferimento e canali di informazione per gli/le insegnanti. Tuttavia, una cosa tende a mancare, perlomeno nel Land Salisburgo dove abito, ed è il sostegno mirato per i figli di italiani. Certo, capisco benissimo che dal punto di vista austriaco gli italiani non siano una priorità: sulla carta, hanno tutti gli strumenti per sapere che qui si parla il tedesco, dovrebbero avere accesso a corsi di tedesco già in Italia, vengono da una ex potenza industriale, dal mondo occidentale e dalla Comunità Europea. Nei fatti, la situazione si presenta alle volte non diversa da quella delle comunità quali quella turca, serba o bosniaca, per citarne alcune. Il tedesco si impara, ovviamente, ma un bambino italiano che non sia cresciuto qua e che non abbia una famiglia alle spalle che sappia come affrontare l’emigrazione si trova svantaggiato allo stesso modo dei bambini provenienti da paesi considerati più “esotici” o “complicati”. Inoltre, la stessa comunicazione con i genitori rischia di essere una catastrofe con gravi conseguenze sociali. Mi è capitato di fare da interprete a famiglie che mi raccontavano, incidentalmente, che i loro figli, dopo due anni di liceo scientifico frequentati in Italia, erano stati misteriosamente indirizzati ad un’HAK (tipo l’italiano ITC, grossomodo), scuola poi ovviamente abbandonata dai ragazzi. Ora, non essendo stata presente durante la conversazione con le autorità competenti non voglio fare ipotesi o accure specifiche, ma vorrei ricordare che contribuire alla dispersione scolastica non è mai una buona idea, e temo che in quella conversazione qualcosa sia andato veramente storto. Conversando con l’ente analogo al provveditorato agli studi del Land Salisburgo, mi è stato detto che il “provveditorato” non avrebbe comunque soldi per commissionarmi servizi linguistici, e che eventualmente dovrebbero essere le famiglie italiane ad essere responsabili abbastanza da rivolgersi a me. Mi ha fatto un po’ effetto sentirmi dire che un ente austriaco non ha soldi, da italiana abituata a sentire che “solo da noi succedono certe cose”…

La seconda è che gli/le insegnanti austriaci/-che mi sono parsi/-e particolarmente ricettivi/-e e comprensivi/-e. Gli austriaci sono un popolo che tende a studiare o, perlomeno, a provare a studiare lingue straniere in una percentuale davvero elevata: vivendo di turismo e, in generale, di terziario, molti di loro hanno anche solo una volta dovuto scambiare qualche parola in una lingua straniera, per non parlare della miriade di corsi di lingue disponibili in un paese così piccolo e della moltitudine di persone che vi si iscrive. È una cosa che mi ha sempre molto colpito degli austriaci, e ne ho avuto la conferma proprio sentendo tanti/-e insegnanti delle più disparate materie che riportavano di andare ad un corso di lingua (alcuni perfino della complicatissima lingua araba o cinese!). Sicuramente la situazione reale e globale del paese sarà un po’ meno rosea rispetto a quella che è sembrata emergere dall’Interpädagogica: ovviamente, chi presenzia ad interventi sul tema multilinguismo è più interessato degli altri alle lingue, ma in generale so – per deformazione professionale – che l’interesse degli austriaci per i corsi di formazione, aggiornamento e formazione continua, lingue comprese, è davvero elevato e lodevole. Vengo da una città italiana (Modena) che è sempre stata piuttosto “avanti” (come dicevamo noi giovani negli anni Novanta) e piena di opportunità di ogni tipo, molte di più che non Salisburgo, ma a parte gli aggiornamenti obbligatori di alcune categorie, o alcuni che volevano cambiare lavoro e sapevano quello che volevano fare non ho mai sentito persone dire: “Ho scelto di fare un corso di ‘materia con rilevanza professionale’”. Sarebbe importante che soprattutto gli insegnanti investissero un po’ del loro tempo nello studiare una lingua straniera, anche solo per mettersi nei panni dei loro alunni di madrelingua diversa dall’italiano per qualche ora, oppure per imparare una lingua che possa aiutarli a comunicare meglio con alunni, genitori, o colleghi di altri paesi per confrontarsi.

Altre novità

Per curiosità, sono anche andata a sentire un laboratorio, ossia workshop, sulla “scuola in movimento”: mi sono detta che sebbene le proposte fossero concepite per bambini e ragazzi, alcune di esse potevano essere adattabili anche a corsi con adulti, sia perché il bisogno di movimento e di staccare un attimo è importante anche nei più cresciutelli, sia perché a parte alcune personalità particolarmente rigide (con le quali tiro fuori esclusivamente la più noiosa Frau Ratti che ci sia) tutti siamo ancora un po’ bambini, sotto sotto. Al di là dell’eccessiva insistenza nel farmi fare della fatica dopo aver fatto 8 km in bicicletta da parte della persona  che teneva il workshop (pensavo che la mia faccia sconvolta ed i litri di sudore fossero un disincentivo, ma lo sono stati solo per gli altri insegnanti, non per il relatore), ho avuto alcuni spunti interessanti per svegliare adulti mezzi addormentati durante un corso serale.

Inoltre, ho gironzolato per gli stand, conosciuto una nuova casa editrice di libri di tedesco come lingua straniera che sembra promettere bene, comperato materiale didattico quale dadi numerici, dadi personalizzabili per conversazioni, un tappetino per insegnare geografia e cultura austriaca.

Austria German Deutsch tedesco
Per le mie prossime lezioni di persona di italiano e di tedesco per italiani: dadi numerici, dadi personalizzabili, ed un bellissimo tappetino con la geografia e la cultura austriaca.

E voi, che dite?

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