Ferragosto – Was ist das?

Englische Version – versione inglese

Wenn Sie mal in August in Italien waren, oder wenn Sie italienische Kunden oder Lieferanten haben, oder wenn Sie in der touristischen Branche tätig sind und was mit Italien/ItalienerInnen/dem italienischen Markt zu tun haben, oder wenn Sie Italienisch lernen…

… dann haben Sie mal bestimmt von Ferragosto gehört!

Ferragosto ist der italienische Name für den Feiertag am 15. August. Obwohl die aktuelle Grundlage für den Feiertag christlich/katholisch ist (Mariä Himmelfahrt), ist der Ursprung eigentlich „heidnisch“, oder zumindest weltlich (bzw. Feriae Augusti, Festtag des Augustus).

Dieser Tag war früher der Höhepunkt der Sommersaison. Sogar jene, die sich nicht gerade im Urlaub befinden, planen für den heutigen Tag was Besonderes, wie z.B. una grigliata (eine Grillparty), una gita (einen Ausflug), oder einfach etwas, um den Tag zu genießen.

Städte und Dörfer veranstalten oft was Besonderes: Feste, Ausstellungen, Märkte…

ItalienerInnen gingen traditionell massenweise in August auf Urlaub, weil Fabriken in der ehemaligen industriellen Macht (potenza industriale) Italien früher komplett wochenlang schlossen. Weiterhin arbeiten wurde für sinnlos gehalten, da die meisten Kunden und Lieferanten ebenfalls zu hatten, und ebenfalls sinnlos schien das Trennen von Familien (ein Teil im Urlaub, ein Teil in der Arbeit) zu sein.

Da die Gesellschaft am Wandel ist, kann man heute trotzdem ein paar Leute finden, die arbeiten (man kann dann in den Urlaub fahren/fliegen, wenn alles etwas günstiger und weniger überfüllt ist), oder die zuhause ohne Pläne geblieben sind (z.B. sie finden Brauchtum langweilig, oder können sich nichts Anderes leisten).

Ferragosto – what is that?

(German version – versione tedesca)

If you have ever been to Italy in August, or if you have Italian customers or suppliers, or if you work in tourism and have something to do with Italy/Italians/the Italian market, or if you are learning Italian…

… you might have heard about Ferragosto!

Ferragosto is the Italian name for the bank holiday on the 15th August. Although the current reason for the day being a holiday is Christian/Catholic (the Assumption of Mary), the roots of this public holiday are “Pagan”, or at least secular (Feriae Augusti, festival of Emperor August).

The day used to mark the culmination of the summer holiday season. Even Italians who are not on holiday usually plan something like una grigliata (a grill party), una gita (a trip), or anything else to enjoy the day.

Cities, towns, and villages still organize several things to do – feasts, fairs, markets…

Italians traditionally went on holiday en masse in August because most factories in former “industrial power” (potenza industriale, major industrial country per output and major industrialised country) Italy used to close for weeks. It made no sense to work if customers and suppliers were closed, and it made no sense to have families split – some members on holiday, some others at work.

Since things are changing, you might now find a few people at work (willing to go on holiday when things are cheaper and places are not as overcrowded), and many people still at home with no plans whatsoever (bored by traditions, or unable to afford anything else).

Il tedesco è difficile?

È davvero difficile imparare il tedesco? Perché è difficile? Perché è facile? I perché ed i percome più gettonati.

Avviso: si fa uso di ironia, sarcasmo e qualche espressione colloquiale! Procedete a vostro rischio e pericolo!

È una delle domande più gettonate fra chi è disoccupato, chi cerca un impiego “migliore”, chi bazzica per pagine e forum dedicati alle lingue o ai viaggi, e pure sul social dedicati al sapere, come Quora (disponibile in inglese, ma anche in italiano e tedesco.)

Chi è disoccupato o cerca un lavoro migliore si pone spesso la domanda se imparare il tedesco o no. Sa che il tedesco è una lingua parlata da moltissimi cittadini europei, non solo nel senso di “cittadini dell’Unione Europea”, ma anche dello Spazio economico europeo (il Liechtenstein esiste!) e la Svizzera (paese nel quale il tedesco è più che fondamentale per accedere alle carriere migliori. Sa che il tedesco è la lingua di diverse zone dell’Italia (Alto Adige, ovvero Sudtirolo, in prima linea, e diverse altre aree), di due importanti partner commerciali dell’Italia, e la lingua di tanti turisti che viaggiano e spendono, nel nostro paese ma anche altrove. Esageriamo, dai: mettiamoci anche la Namibia, paese nel quale non è forse la lingua maggioritaria, ma è comunque diffuso.

Per chi ama i numeri: per l’Eurobarometro 2005, risultava in quell’anno nella sola Unione Europea un 18% di cittadini la cui madrelingua era il tedesco. Per l’Eurobarometro 2012, i madrelingua tedeschi dell’UE rappresentavano, invece, il 16%. In entrambi i casi, il tedesco si piazzava come prima lingua per diffusione nell’UE. Questo grazie non solo a Germania, Austria e Italia, ma anche grazie a Lussemburgo, Belgio, e tante altre parti d’Europa.

Insomma, l’interesse per il tedesco esiste. Anche la grandissima comunità di chi parla inglese, gli anglofoni, è interessata ad imparare la lingua parlata in paesi considerati prosperi e puliti.

Con l’interesse, sorge la domanda: il tedesco si impara? È difficile?

Affidandosi all’amico Google, o a qualsiasi altro motore di ricerca su internet o alla funzione di ricerca sui social, appare un panorama catastrofale e catastrofico. Ci sono dei validi motivi per questo, ma cerchiamo di mantenere la calma e vediamo di capire che bestia è il tedesco e come domarla.

Libri di tedesco, grammatica tedesca
I libri di tedesco che consiglio ai miei studenti, e che uso pure io perché non si smette mai di imparare!

Il mitico confronto con l’inglese come “altra” lingua straniera

La storia del rapporto degli italiani con le lingue straniere è un po’ buffa. Possiamo giustificare questa affermazione in tanti modi, ma qui mi limito a citarne uno.

Permettetemi un aneddoto che mi ricorda il caso del tedesco e dell’inglese. Se siete di fretta, potete anche saltarlo – occuperà il prossimo paragrafo –, se no leggetelo, perché aiuta.

Mi ricordo che “ai miei tempi” (prima media, settembre 1993) molti sceglievano di mandare i propri figli “somari” (sì, all’epoca era normale esprimersi così!) in sezioni scolastiche con la lingua francese, considerata più facile delle altre disponibili (a Modena, l’inglese ed il tedesco). Sicuramente il francese è affrontabile per un italiano (grammatica simile, lessico simile), ma non lo si può considerare una lingua “facile” di per sé (grammatica complessa, ortografia… beh, chi lo parla bene, lo sa.)

Ora, l’inglese a livello principianti è… facile. OK, la pronuncia sicuramente non è facile per gli italiani, ma effettivamente si può cominciare a parlare e farsi capire in poco tempo. Già potremmo avere qualcosa da dire sul capire i madrelingua… nonostante la mia media in inglese dell’A alle medie e dell’8 o 9 al liceo, penso di averci messo 5 anni per cominciare a capirli!

Chi però l’inglese poi lo ha imparato bene e a livelli avanzati/simil-madrelingua sa che con il livello intermedio l’inglese smette di essere così facile. Lessico veramente esteso, eccezioni, irregolarità.

Ecco, il tedesco è un po’ l’incontrario. Il tedesco richiede di portar pazienza all’inizio. Ha una sua struttura della frase e del periodo molto rigida – rispetto a quella italiana, s’intende –, pochi vocaboli in comune con l’italiano, specie nella sua varietà “di Germania”, ma poi di fatto non ha grosse sorprese finito il livello A – sempre per un madrelingua italiano, eh! –.

È ovvio che, come per le persone, anche con le esperienze la prima impressione spesso tende a fossilizzarsi. E le settimane in cui ci si deve abituare al “verbo sempre al secondo posto nella frase principale, sempre in fondo nella subordinata”, ai pronomi e alla negazione che vanno dopo il verbo, ai numeri (oh, sì, i numeri li odio ancora oggi che li so) detti alla rovescia… di sicuro sono un po’ “stressanti”. Ma le prime impressioni possono essere ingannevoli: quelli che sono dei romanticoni come me penseranno subito a Elizabeth e Mr. Darcy di Orgoglio e Pregiudizio. Ecco, vi auguro che il tedesco sia il vostro Mr. Darcy linguistico, e di superare la prima impressione e ribaltarla.

(Non vi posso promettere che il tedesco vi possa risultare così romantico e bello come il personaggio originale, specie se prendiamo ad esempio l’interpretazione del 1995 di Colin Firth, ecco… ma se dovesse essere così… buon per voi! 😉 )

Meglio Darcy, Colin Firth o il tedesco?
Quando il tedesco diventa bello quanto il Darcy interpretato da Colin Firth nel 1995, siamo a buon punto!

A chi arriverà a padroneggiare sia inglese, sia tedesco spetterà il responso sul “più o meno facile”. Ci troveremo così con tanti responsi diversi!

Sopportate l’inizio, e sarà tutto in discesa

Corollario del paragrafo precedente: portate pazienza all’inizio, e dal livello B in poi sarà tutto meglio. Forse è per questo che il concetto in tedesco si esprime con un vero e proprio proverbio, aller Anfang ist schwer? Dite che si siano ispirati alla loro lingua?

(No, ovviamente non è per quello, però permettetemi l’artificio retorico e la battuta di bassissimo livello).

(Traduzione: “Gli inizi sono sempre difficili”).

Internet parla inglese, ovvero: come la vedono “loro”?

Dicevo, poco sopra, che navigare per informarsi sul tedesco espone spesso a contenuti dai toni catastrofisti. Va detto che una buona parte di questi contenuti viene da persone di madrelingua inglese.

Ora, nei paesi di madrelingua inglese, non viene insegnata la grammatica a scuola come veniva insegnata a noi, perlomeno ai miei tempi (1988-2001). È evidente che sia piuttosto difficile spiegare la declinazione o parlare di principali e subordinate se non si sono fatte analisi grammaticale, logica e sintattica.

A proposito: voi ve le ricordate queste cose? Andate subito a comperarvi una grammatica completa di italiano, di quelle per madrelingua, e ripassate (o imparate) queste cose! Senza di esse, è impossibile diventare parlanti della lingua tedesca capaci di esprimersi in modo autonomo. Si può arrivare, usando metodi comunicativi e intuitivi, fino ad un certo punto, ma non oltre.

Aggiungo anche che in inglese non esiste il problema del genere per articoli e sostantivi (noi, invece, ce lo abbiamo, e ci aggiungiamo la regola della lettera iniziale). Per loro, è una cosa davvero tremenda: troppe novità tutte in una volta, pochi strumenti per affrontarle, tanti tedeschi e austriaci disposti a parlare con loro in inglese (per esercitarlo, magari!)

Esposizione alla lingua

Basta avere qualche hobby ed una connessione internet, e saremo subito tentati di provare a cercare di leggere qualcosa in inglese, o di vedere un video in inglese. Basta accendere la radio, e sentirò canzoni in inglese. TV, cinema, servizi streaming… ore e ore di programmi la cui lingua originale è l’inglese.

Possiamo dire lo stesso del tedesco?

Per dire, anche gli artisti migliori tedeschi cantano in inglese, alla fin fine…

Musica tedesca, power metal, speed metal, progressive metal
I gusti sono gusti, ma oggettivamente i Blind Guardian sono un gruppo molto completo e poco ripetitivo. E cantano in inglese come la maggior parte dei loro colleghi.

A che livello voglio arrivare? A cosa mi serve la lingua tedesca?

Molte persone imparano una lingua straniera per semplice hobby nel tempo libero, o per interesse e passione, o per viaggiare.

Chi impara il tedesco spesso lo fa per studiare all’università o per avere un posto di lavoro migliore.

Vi pare che a queste due motivazioni diverse possano corrispondere gli stessi livelli linguistici, sia nel senso di “elementare, intermedio, avanzato”, sia nel senso di “più o meno disinvolto e fluente, più o meno corretto”?

È ovvio che il tedesco o l’austriaco che impara l’italiano per ordinare, prenotare e dire due cose in vacanza in Italia, rispetto all’italiano che impara il tedesco per laurearsi a Vienna, o a Monaco di Baviera, o a Heidelberg, o per uscire dal circolo dei lavapiatti in nero, racconteranno una loro storia dell’apprendimento linguistico diversa, no? Inoltre, si reagisce diversamente all’errore, vengono richiesti livelli diversi, e pure il contesto in cui si impara non è comparabile.

Con chi parlo il tedesco? Quanto posso esercitarlo? Chi giudica il mio tedesco?

Ci sono popolazioni che sono più aperte a nuove conoscenze o amicizie, o che sono particolarmente comunicative, e poi ce ne sono di diverse, meno aperte e meno agili nel comunicare. Succede. Sicuramente tedeschi, austriaci e svizzeri fanno parte in prevalenza del secondo gruppo – che non significa che sono cattivi o che non siano avvicinabili mai in nessuna situazione, mi raccomando! È, però, meno immediato trovarsi a chiacchierare con loro, e le stesse conversazioni possono essere difficili per motivi non legati alla lingua, bensì ad atteggiamenti che sono legati alle culture delle varie regioni. Visto che questo testo è per italiani, possiamo tranquillamente dire che neppure noi tremebondi italiani del nord – considerati più chiusi – siamo così difficili da approcciare. Lasciamo da parte i timidissimi o i chiusissimi che esistono ovunque.

Inoltre, i germanofoni stessi amano ripetere “Deutsche Sprache, schwere Sprache” (lingua tedesca, lingua difficile). Lo dicono fra di loro, e lo dicono a chi apprende. Senza entrare nel merito dell’affermazione, è un atteggiamento che comunica “ah, tanto è impossibile imparare la lingua”. Penso che perfino uno studente del primo anno di psicologia possa spiegarvi quanto possa fare male questo “mantra” negativo.

Volendo, possiamo aggiungere la grande diffusione di accenti, varianti regionali e di dialetti, che magari complica il tutto. È anche vero, però, che pure in Italia abbiamo questo fenomeno, anche se in alcune regioni l’uso del dialetto è poco tollerato o quasi scomparso. Cerchiamo di non farci spaventare da un fenomeno che abbiamo in comune, e immaginiamoci di avere davanti una persona di una città diversa dalla nostra, anziché demoralizzarci.

L’insegnamento della lingua: come siamo messi?

C’è una forte domanda di insegnanti di tedesco, e questo immette sul mercato anche insegnanti che non hanno la giusta formazione e/o la giusta vocazione. Questo vale soprattutto nei paesi di lingua tedesca, dove c’è chi arrotonda così, o dove insegnanti di tedesco per le scuole locali (quindi che hanno imparato ad insegnare il tedesco come materia per i madrelingua, con i programmi che avevamo noi per italiano) sono stati cooptati (sarebbe stato meglio prendere insegnanti di altre lingue straniere).

In Italia, mi è stato riferito di insegnanti non bravissimi in alcune città o regioni, più che altro nella scuola pubblica e paritaria, non nell’insegnamento privato. Avete aneddoti da raccontare? Scrivetelo nei commenti! Io ho avuto sempre ottimi insegnanti, tutti madrelingua.

Inoltre, la quantità e la varietà dei libri di tedesco sono inferiori a quelle dell’inglese. Sulla qualità non ho grandi lamentele, anzi: sicuramente ci sono testi troppo “pompati” a livello di pubblicità che risultano poi sopravvalutati, ma ci sono ottimi libri in giro. Ne parlerò poi in post appositi.

Le profezie autoavveranti ed i circoli viziosi

Questo punto è un po’ il corollario di tutto: se tutti dicono che il tedesco è difficile, e/o se mi convinco che il tedesco è difficile, allora:

  • Il tedesco sarà difficile di sicuro!
  • Probabilmente manco mi sforzerò più di tanto, perché… è difficile, quindi non ce la farò mai, quindi perché sforzarmi?

Voi che dite?

Cosa avete sentito in giro? Cosa pensate voi? Come sta andando la vostra esperienza? Scrivetelo nei commenti!

E ricordate di seguirmi sui social media per ricevere interessanti contenuti su lingue straniere, traduzione e comunicazione interculturale, il tutto in tanti formati diversi!

 

 

 

 

 

 

 

 

Leggere Tolkien in lingua o leggerlo tradotto? Micro-articolo/rassegna per il #TolkienBirthdayToast

Per una serie di fattori che non sto qui ad elencare, rimasi piuttosto lontana dal fantasy fino ai miei 19 anni (sigh!), quando finalmente – grazie alle versioni cinematografiche de Il Signore degli Anelli e di Harry Potter – mi appassionai irreversibilmente a questo genere. Vista la trilogia dell’una ed i primi episodi dell’altra saga, decisi di comperarmi i libri direttamente in inglese, dato che ero già ad un livello B2/C1 e che ero già sopravvissuta alla lettura dei primi libri in inglese e del primo libro in tedesco all’università.

Certo, l’esperienza mi portò alla compilazione di lunghe liste di vocaboli a me sconosciuti, con picchi notevoli di lavoro quando mi trovavo a leggere le descrizioni dei paesaggi ne Il Signore degli Anelli. Tuttavia, sicuramente migliorò il mio inglese notevolmente in pochissimi mesi! Inoltre, avendo già visto l’intera trilogia tolkieniana ed i primi capitoli della saga del giovane mago inglese, ero abbastanza tranquilla, in quanto la storia mi era nota e non temevo di perdere chissà quali sviluppi o di rovinarmi il piacere di gustarmi le storie.

La scelta di leggere in originale per me fu anche una maniera per evitare le consuete trappole della traduzione di opere letterarie (probabilmente quelle fantasy e di fantascienza in prima linea): come molti di voi ben sapranno, spesso vi sono polemiche legate all’eccessiva – secondo alcuni – libertà artistica o creativa esercitata dal traduttore, o ad incomprensioni scaturite da mille fattori diversi. In quanto umana nonché traduttrice a mia volta, non voglio certo dare addosso a quelli che sono colleghi – ed esseri umani a loro volta, non ancora divinità infallibili -: spesso bisogna anche riuscire a comprendere in tempo utile le regole e le caratteristiche di un universo fantastico creato da un autore, e dobbiamo essere consapevoli del fatto che, ai tempi in cui non vi erano internet, o forum, o wikia, o pagine e gruppi Facebook, il traduttore era lasciato piuttosto solo davanti alla sfida del ricreare un intero mondo fantastico nella nostra lingua. Tuttavia, penso che in alcuni casi sia mancata l’iniziativa – o l’umiltà – di mettersi in contatto con l’autore/l’autrice e chiedere lumi (e qui mi riferisco più a casi quali A song of ice and fire e Harry Potter, ovviamente). Casi totalmente diversi sono i refusi (alle volte semplici errori umani, altre volte segno di trascuratezza, ma soprattutto cose che capitano anche nelle riedizioni in lingua), oppure gli errori per i quali non si sa mai se pensare alla buona fede o alla scarsa competenza del traduttore. Diversi ancora, infine, i problemi di continuità che sorgono con le saghe i cui volumi vengono pubblicati anche ad anni o decenni di distanza.

OK, ora potete dirmi “Perché non ci provi tu e vediamo di cosa sei capace?” Me lo merito, lo so.

Inoltre, da qualche parte, George RR Martin si è sentito improvvisamente male e non sa perché.

Beh, tirando le somme di questo sproloquio, alla fine per me leggere le opere fantasy sempre in originale è stata un’esperienza molto formativa per quanto riguarda la mia competenza linguistica in inglese (lingua tutt’altro che facile una volta superato il livello pre-intermediate), e quindi un’esperienza che vi consiglio; inoltre, ho trovato molto interessante leggere articoli di critica o di reportage sulle traduzioni di diverse opere, saga di Arda e della Terra di Mezzo inclusa, avendo in testa gli originali nelle edizioni consigliate dai super-fan.

E voi, avete letto le avventure della Terra di Mezzo in italiano? In inglese? In un’altra lingua?

Ecco qua, intanto una piccola rassegna dal web sugli errori di traduzione in italiano, in onore del Tolkien Birthday Toast:

http://www.jrrtolkien.it/jrr-tolkien/cronologia/errori-nelle-traduzioni-italiane/

http://www.ilfossodihelm.it/id_nav4.asp?id_nav=4&id_sottonav=43&id_cont=316

Un interessantissimo articolo che parla dello “sbarco” e della ricezione di Tolkien in Italia:

http://tolkienitalia.net/wp/critica/recensioni/tolkien-e-litalia/

E, infine, una nota metodologica sul tradurre Tolkien, pubblicata dalla Tolkien Estate:

http://www.tolkienestate.com/en/learning/thoughts-and-studies/translating-tolkien.html

Cheers!

Insegnamento, multilinguismo, ed il ruolo di insegnanti di lingua e traduttori – alcune idee scaturite da Interpädagogica West 2017

Nota: molti sostantivi sono stati usati al maschile per brevità e leggibilità ma si riferiscono ad entrambi i sessi. ho usato entrambe le forme nel citare le professioni, visto che il mondo del lavoro è teatro delle peggiori disparità e disuguaglianze fra i sessi. Qualcosa mi può essere sfuggito: nel tal caso, rimedierò al più presto.

Occhi italiani su Interpädagogica West 2017

Cos’è Interpädagogica? (psst! La “ä” si legge “e”;-) )

Citando il sito ufficiale stesso, Interpädagogica è l’unica fiera dedicata alla pedagogia in Austria. L’edizione del 2017 è stata ospitata dalla città di Salisburgo ed è stata concepita come “edizione occidentale”, dedicata ai Länder occidentali dell’Austria – da qui l’aggiunta “West”.

Grazie all’ormai professionalmente indispensabile Facebook, ho saputo dell’evento tempo fa e ho potuto metterlo in agenda. Un’ottima notizia per il team di Interpädagogica è, pertanto, che la campagna pubblicitaria studiata per Facebook è stata concepita molto bene! Bonus di fine anno per loro subito!

Cosa ci facevo io? Idee, materiali, ampliamento o consolidamento del lessico specifico.

Formalmente, nella pedagogia sono comprese anche le attività private o semi-private di insegnamento, così come l’istruzione degli adulti. Tuttavia, immaginavo già che il fulcro della manifestazione sarebbero state le scuole intese come “elementari”, “medie” e “superiori”, per usare i termini più o meno equivalenti in italiano: il programma degli interventi e dei laboratori era abbastanza chiaro a riguardo.

Nonostante ciò, ho visitato la fiera tutti e tre i giorni: innanzitutto, perché alcune proposte e tematiche sono ugualmente valide anche al di fuori dalla “scuola” e/o anche qualora si lavori con adulti. Poi perché fra i miei possibili clienti ci sono anche genitori italiani trasferitisi in Austria che cercano consulenze, traduzioni o un’interprete per le questioni scolastiche, o un’/un insegnante privata/-o che sostenga i ragazzi in tedesco, inglese ed italiano (nota per gli emigrati italiani tutti: continuate a curare la vostra madrelingua!), e pertanto rimanere in contatto con il mondo scolastico austriaco è sempre importante. Inoltre, sto assistendo alcuni/-e insegnanti italiani/-e nella compilazione di dispense semplificate per gli alunni recentemente arrivati dall’estero e con competenze in italiano ancora non sufficienti (o comunque inferiori rispetto alla loro madrelingua). Questi alunni sono categorizzati ministerialmente come BES (Bisogni Educativi Speciali). Le mie competenze in gioco in questa collaborazione sono quelle sia di insegnante di italiano come lingua straniera/seconda lingua, sia di traduttrice e di parlante inglese a livello C2 (il tedesco, in questo caso, non mi è molto utile… a meno che non mi capiti un giorno qualche insegnante dal Sudtirolo), sia di emigrata (non sembra, ma la componente empatica ed emozionale è molto importante in queste cose). Infine, perché come parlante tedesco a livello C2 e traduttrice dal tedesco, le fiere settoriali sono sempre un’ottima occasione per consolidare o ampliare il proprio lessico: concetti oppure oggetti che abbiamo chiaramente in testa vengono presentati con la corretta terminologia… che, delle volte, non è quella che usavamo noi! D’altronde, il motivo per cui dopo il liceo siamo andate/-i all’università e ci siamo sforzate/-i di frequentare lo stesso le lezioni ai tempi delle frequenze spesso non obbligatorie era proprio quello di costruirci un lessico specifico nella nostra madrelingua, e poi a seguire nelle lingue straniere).

Il digitale nella scuola: digitale per la scuola e digitale per preparare al mondo digitale

Ho presenziato all’intervento sulle lezioni digitali per curiosità verso il tema in generale. Ovviamente si è parlato soprattutto del digitale nelle scuole, e quindi di nuovi strumenti nelle classi, e-learning, prestazioni e sicurezza. Il digitale non significa solo offrire strumenti alternativi a libri, fogli e quaderni, ma anche e soprattutto preparare gli alunni a diventare adulti che vivranno in un mondo dove molti servizi saranno digitali.

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Connessioni affidabili come requisito essenziale per l’insegnamento digitale

Mi è scappato un sorriso quando è stato menzionato come criterio per la sicurezza l’avere reti separate per l’amministrazione e per gli studenti (birichinate in formato digitale, magari da parte di ragazzi più spigliati con internet e con i programmi degli insegnanti e del personale amministrativo…).

La cosa che sicuramente salta all’occhio è la volontà degli austriaci di investire nella digitalizzazione delle scuole, il che significa anche nelle connessioni internet e intranet.

Va detto – e lo preciso soprattutto per gli italiani in Austria o in procinto di trasferirsi – che qui devo sfatare un mito, quello dell’estero che è sempre meglio. Sinceramente, la qualità dell’offerta internet in Austria lascia un po’ a desiderare. Se si esce dai centri storici delle grandi città la velocità cala drasticamente; gli operatori sono pochi, i contratti sono piuttosto cari oppure con grosse limitazioni. È comprensibile, visto che è un paese ricco di monti e boschi, ma ovviamente è un grosso limite. Speriamo che l’impegno sia governativo sia da parte del principale operatore di internet e telefonia austriaco porti a qualche miglioramento.

Insegnare in un contesto multiculturale tenendo presente i bisogni degli studenti con madrelingua diversa.

Ah, che bello, in tedesco “abbiamo” un termine specifico per quello che ho appena presentato nel titolo del paragrafo, e cioè sprachsensibler Unterricht! Abbiamo un termine specifico in italiano o in inglese? Per ora non l’ho ancora trovato, per cui vado di perifrasi.

Ho assistito a due interventi sul tema, uno di tipo più pratico, e l’altro di tipo più istituzionale.

Ingrid Prandstetter ha mostrato concretamente cosa significa lavorare in una maniera adeguata a classi multilingua, presentato alcuni esempi tratti da libri di testo che mostrano quali testi siano poco o affatto utili per bambini che stanno ancora apprendendo il tedesco e quali, invece, siano utili, e fornito alcune linee guida per produrre materiali (o lezioni) che aiutino veramente tutti.

madrelingua intercultural multilingualism
Insegnare in una scuola multilingue e multiculturale tenendo presente le difficoltà degli alunni.

Per chi insegna lingue straniere, specie usando metodi che prevedono uno scarso o nullo ricorso alla lingua madre dello studente, molti concetti sono noti. Ovviamente Ingrid Prandstetter durante il suo intervento ha sistematizzato queste nozioni, questi “trucchi del mestiere”. Sembra scontato, ma è importantissimo accompagnare il più possibile le parole presentate con tutto quello che di solito le accompagna: per esempio, gli articoli davanti ai nomi. È utile evidenziare graficamente prefissi, suffissi, le varie parole che formano una parola composita, nel caso del tedesco anche le parti di un verbo separabile. I termini vanno presentati in maniera da fornire diversi tipi di definizione e rappresentazione: visiva (forme, insiemi, colori, immagini che rappresentano la cosa o l’idea), tramite spiegazione, tramite esempi concreti. I colori vanno differenziati ed usati in maniera sistematica e ragionata, in maniera da far corrispondere, per esempio, un colore specifico all’articolo determinativo maschile singolare in nominativo. Inoltre, è importante ricordare che non tutte le lingue presentano gli stessi elementi quali articoli (sembra scontato per noi professionisti, ma un’/un insegnante di matematica potrebbe ignorarlo), verbi separabili (la gioia di tutti gli apprendenti tedesco), e tenere sempre presente ciò.

Il secondo intervento era mirato soprattutto ad evidenziare – tramite presentazione e tramite alcune brevi attività pratiche – alcune situazioni di difficoltà che possono verificarsi nelle scuole elementari austriache, e a presentare i siti web dedicati alla scuola multilingue, alle lezioni in una classe multilingue, e alle istituzioni di sostegno per gli insegnanti riguardo a queste materie:

http://www.oesz.at/sprachsensiblerunterricht/main_02.php sull’insegnamento che tenga conto anche degli alunni la cui madrelingua non è quella tedesca;

http://www.schule-mehrsprachig.at/ sulla scuola multilingue;

http://www.oesz.at/OESZNEU/main_00.php il sito del centro austriaco per la competenza nelle lingue.

Entrambi gli interventi hanno, giustamente, sottolineato la difficoltà in cui si trovano i bambini ed i ragazzi la cui lingua madre non è il tedesco, difficoltà paradossalmente proprio amplificata dall’uguaglianza di trattamento, un’uguaglianza di trattamento che non produce però una situazione di equità (immagino che molti di voi abbiano visto vignette o meme con i tre bambini di diversa statura che cercano di guardare una manifestazione sportiva. Bene, si sta parlando di questo).

uguaglianza equità giustizia
Da Pinterest, la vignetta che citavo: uguaglianza, equità, giustizia sociale. Questo tipo di interventi serve per raggiungere l’equità.

Lo stesso discorso vale, ovviamente, anche per l’italiano – ed infatti nel riportare quanto emerso ho cercato di dare consigli che possano valere anche per gli/le insegnanti italiani/-e.

Alcune brevi e temporanee conclusioni sull’insegnamento in un ambiente multilingue e multiculturale.

Come accennavo poco sopra, nell’ultimo mese ho assistito online un’insegnante nella preparazione di alcune dispense per un’alunna la cui madrelingua non è l’italiano, e che ha per ora maggiore confidenza con l’inglese. L’insegnante in questione era convinta che fosse più importante la mia padronanza dell’inglese che non la mia esperienza come insegnante di italiano per stranieri. Certo, riscrivere alcune frasi italiane in un inglese corretto e semplice è stato utile, ma molto più utile è stato fornire linee guida per imparare pian piano la terminologia italiana, fornire una lista di parole necessarie con il loro articolo, illustrare graficamente quanto più possibile, essere molto ripetitivi e sottolineare le connessioni fra quanto già appreso o compreso o letto.

Penso che molti/-e insegnanti in tutto il mondo abbiano idee molto confuse rispetto alla traduzione (e all’interpretariato!), o all’insegnamento delle lingue. Difficilmente un insegnante di tedesco, o di italiano, ecc… nel paese in cui tale lingua è ufficiale e maggioritaria sono le persone indicate per insegnare la lingua del paese ospitante ai nuovi arrivati, mentre un/una bravo/-a insegnante di lingue ha, di norma, gli strumenti necessari per aiutare i colleghi e le colleghe nel presentare quanto più possibile in maniera “sensibile”, come dicono gli austriaci. Traduttori/-trici ed interpreti sono utili, e possono e devono essere convocati qualora siano necessari, ma il metodo di insegnamento “per traduzione” non è particolarmente efficiente, soprattutto non per i livelli principianti ed intermedi (da rivalutare, invece, per gli avanzati in alcuni determinati casi). Inoltre, non possiamo pensare di avere sufficienti risorse umane, temporali ed economiche per tradurre tutto quanto in tutte le lingue che sarebbero necessarie per fornire agli alunni materiali nella loro lingua madre precisa.

Tornando al contesto austriaco, mi pare di poter fare alcune osservazioni. La prima è che il governo centrale e quelli locali mi paiono abbastanza attivi sul tema, ed esistono anche diversi materiali di riferimento e canali di informazione per gli/le insegnanti. Tuttavia, una cosa tende a mancare, perlomeno nel Land Salisburgo dove abito, ed è il sostegno mirato per i figli di italiani. Certo, capisco benissimo che dal punto di vista austriaco gli italiani non siano una priorità: sulla carta, hanno tutti gli strumenti per sapere che qui si parla il tedesco, dovrebbero avere accesso a corsi di tedesco già in Italia, vengono da una ex potenza industriale, dal mondo occidentale e dalla Comunità Europea. Nei fatti, la situazione si presenta alle volte non diversa da quella delle comunità quali quella turca, serba o bosniaca, per citarne alcune. Il tedesco si impara, ovviamente, ma un bambino italiano che non sia cresciuto qua e che non abbia una famiglia alle spalle che sappia come affrontare l’emigrazione si trova svantaggiato allo stesso modo dei bambini provenienti da paesi considerati più “esotici” o “complicati”. Inoltre, la stessa comunicazione con i genitori rischia di essere una catastrofe con gravi conseguenze sociali. Mi è capitato di fare da interprete a famiglie che mi raccontavano, incidentalmente, che i loro figli, dopo due anni di liceo scientifico frequentati in Italia, erano stati misteriosamente indirizzati ad un’HAK (tipo l’italiano ITC, grossomodo), scuola poi ovviamente abbandonata dai ragazzi. Ora, non essendo stata presente durante la conversazione con le autorità competenti non voglio fare ipotesi o accure specifiche, ma vorrei ricordare che contribuire alla dispersione scolastica non è mai una buona idea, e temo che in quella conversazione qualcosa sia andato veramente storto. Conversando con l’ente analogo al provveditorato agli studi del Land Salisburgo, mi è stato detto che il “provveditorato” non avrebbe comunque soldi per commissionarmi servizi linguistici, e che eventualmente dovrebbero essere le famiglie italiane ad essere responsabili abbastanza da rivolgersi a me. Mi ha fatto un po’ effetto sentirmi dire che un ente austriaco non ha soldi, da italiana abituata a sentire che “solo da noi succedono certe cose”…

La seconda è che gli/le insegnanti austriaci/-che mi sono parsi/-e particolarmente ricettivi/-e e comprensivi/-e. Gli austriaci sono un popolo che tende a studiare o, perlomeno, a provare a studiare lingue straniere in una percentuale davvero elevata: vivendo di turismo e, in generale, di terziario, molti di loro hanno anche solo una volta dovuto scambiare qualche parola in una lingua straniera, per non parlare della miriade di corsi di lingue disponibili in un paese così piccolo e della moltitudine di persone che vi si iscrive. È una cosa che mi ha sempre molto colpito degli austriaci, e ne ho avuto la conferma proprio sentendo tanti/-e insegnanti delle più disparate materie che riportavano di andare ad un corso di lingua (alcuni perfino della complicatissima lingua araba o cinese!). Sicuramente la situazione reale e globale del paese sarà un po’ meno rosea rispetto a quella che è sembrata emergere dall’Interpädagogica: ovviamente, chi presenzia ad interventi sul tema multilinguismo è più interessato degli altri alle lingue, ma in generale so – per deformazione professionale – che l’interesse degli austriaci per i corsi di formazione, aggiornamento e formazione continua, lingue comprese, è davvero elevato e lodevole. Vengo da una città italiana (Modena) che è sempre stata piuttosto “avanti” (come dicevamo noi giovani negli anni Novanta) e piena di opportunità di ogni tipo, molte di più che non Salisburgo, ma a parte gli aggiornamenti obbligatori di alcune categorie, o alcuni che volevano cambiare lavoro e sapevano quello che volevano fare non ho mai sentito persone dire: “Ho scelto di fare un corso di ‘materia con rilevanza professionale’”. Sarebbe importante che soprattutto gli insegnanti investissero un po’ del loro tempo nello studiare una lingua straniera, anche solo per mettersi nei panni dei loro alunni di madrelingua diversa dall’italiano per qualche ora, oppure per imparare una lingua che possa aiutarli a comunicare meglio con alunni, genitori, o colleghi di altri paesi per confrontarsi.

Altre novità

Per curiosità, sono anche andata a sentire un laboratorio, ossia workshop, sulla “scuola in movimento”: mi sono detta che sebbene le proposte fossero concepite per bambini e ragazzi, alcune di esse potevano essere adattabili anche a corsi con adulti, sia perché il bisogno di movimento e di staccare un attimo è importante anche nei più cresciutelli, sia perché a parte alcune personalità particolarmente rigide (con le quali tiro fuori esclusivamente la più noiosa Frau Ratti che ci sia) tutti siamo ancora un po’ bambini, sotto sotto. Al di là dell’eccessiva insistenza nel farmi fare della fatica dopo aver fatto 8 km in bicicletta da parte della persona  che teneva il workshop (pensavo che la mia faccia sconvolta ed i litri di sudore fossero un disincentivo, ma lo sono stati solo per gli altri insegnanti, non per il relatore), ho avuto alcuni spunti interessanti per svegliare adulti mezzi addormentati durante un corso serale.

Inoltre, ho gironzolato per gli stand, conosciuto una nuova casa editrice di libri di tedesco come lingua straniera che sembra promettere bene, comperato materiale didattico quale dadi numerici, dadi personalizzabili per conversazioni, un tappetino per insegnare geografia e cultura austriaca.

Austria German Deutsch tedesco
Per le mie prossime lezioni di persona di italiano e di tedesco per italiani: dadi numerici, dadi personalizzabili, ed un bellissimo tappetino con la geografia e la cultura austriaca.

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