Il tedesco è difficile?

È davvero difficile imparare il tedesco? Perché è difficile? Perché è facile? I perché ed i percome più gettonati.

Avviso: si fa uso di ironia, sarcasmo e qualche espressione colloquiale! Procedete a vostro rischio e pericolo!

È una delle domande più gettonate fra chi è disoccupato, chi cerca un impiego “migliore”, chi bazzica per pagine e forum dedicati alle lingue o ai viaggi, e pure sul social dedicati al sapere, come Quora (disponibile in inglese, ma anche in italiano e tedesco.)

Chi è disoccupato o cerca un lavoro migliore si pone spesso la domanda se imparare il tedesco o no. Sa che il tedesco è una lingua parlata da moltissimi cittadini europei, non solo nel senso di “cittadini dell’Unione Europea”, ma anche dello Spazio economico europeo (il Liechtenstein esiste!) e la Svizzera (paese nel quale il tedesco è più che fondamentale per accedere alle carriere migliori. Sa che il tedesco è la lingua di diverse zone dell’Italia (Alto Adige, ovvero Sudtirolo, in prima linea, e diverse altre aree), di due importanti partner commerciali dell’Italia, e la lingua di tanti turisti che viaggiano e spendono, nel nostro paese ma anche altrove. Esageriamo, dai: mettiamoci anche la Namibia, paese nel quale non è forse la lingua maggioritaria, ma è comunque diffuso.

Per chi ama i numeri: per l’Eurobarometro 2005, risultava in quell’anno nella sola Unione Europea un 18% di cittadini la cui madrelingua era il tedesco. Per l’Eurobarometro 2012, i madrelingua tedeschi dell’UE rappresentavano, invece, il 16%. In entrambi i casi, il tedesco si piazzava come prima lingua per diffusione nell’UE. Questo grazie non solo a Germania, Austria e Italia, ma anche grazie a Lussemburgo, Belgio, e tante altre parti d’Europa.

Insomma, l’interesse per il tedesco esiste. Anche la grandissima comunità di chi parla inglese, gli anglofoni, è interessata ad imparare la lingua parlata in paesi considerati prosperi e puliti.

Con l’interesse, sorge la domanda: il tedesco si impara? È difficile?

Affidandosi all’amico Google, o a qualsiasi altro motore di ricerca su internet o alla funzione di ricerca sui social, appare un panorama catastrofale e catastrofico. Ci sono dei validi motivi per questo, ma cerchiamo di mantenere la calma e vediamo di capire che bestia è il tedesco e come domarla.

Libri di tedesco, grammatica tedesca
I libri di tedesco che consiglio ai miei studenti, e che uso pure io perché non si smette mai di imparare!

Il mitico confronto con l’inglese come “altra” lingua straniera

La storia del rapporto degli italiani con le lingue straniere è un po’ buffa. Possiamo giustificare questa affermazione in tanti modi, ma qui mi limito a citarne uno.

Permettetemi un aneddoto che mi ricorda il caso del tedesco e dell’inglese. Se siete di fretta, potete anche saltarlo – occuperà il prossimo paragrafo –, se no leggetelo, perché aiuta.

Mi ricordo che “ai miei tempi” (prima media, settembre 1993) molti sceglievano di mandare i propri figli “somari” (sì, all’epoca era normale esprimersi così!) in sezioni scolastiche con la lingua francese, considerata più facile delle altre disponibili (a Modena, l’inglese ed il tedesco). Sicuramente il francese è affrontabile per un italiano (grammatica simile, lessico simile), ma non lo si può considerare una lingua “facile” di per sé (grammatica complessa, ortografia… beh, chi lo parla bene, lo sa.)

Ora, l’inglese a livello principianti è… facile. OK, la pronuncia sicuramente non è facile per gli italiani, ma effettivamente si può cominciare a parlare e farsi capire in poco tempo. Già potremmo avere qualcosa da dire sul capire i madrelingua… nonostante la mia media in inglese dell’A alle medie e dell’8 o 9 al liceo, penso di averci messo 5 anni per cominciare a capirli!

Chi però l’inglese poi lo ha imparato bene e a livelli avanzati/simil-madrelingua sa che con il livello intermedio l’inglese smette di essere così facile. Lessico veramente esteso, eccezioni, irregolarità.

Ecco, il tedesco è un po’ l’incontrario. Il tedesco richiede di portar pazienza all’inizio. Ha una sua struttura della frase e del periodo molto rigida – rispetto a quella italiana, s’intende –, pochi vocaboli in comune con l’italiano, specie nella sua varietà “di Germania”, ma poi di fatto non ha grosse sorprese finito il livello A – sempre per un madrelingua italiano, eh! –.

È ovvio che, come per le persone, anche con le esperienze la prima impressione spesso tende a fossilizzarsi. E le settimane in cui ci si deve abituare al “verbo sempre al secondo posto nella frase principale, sempre in fondo nella subordinata”, ai pronomi e alla negazione che vanno dopo il verbo, ai numeri (oh, sì, i numeri li odio ancora oggi che li so) detti alla rovescia… di sicuro sono un po’ “stressanti”. Ma le prime impressioni possono essere ingannevoli: quelli che sono dei romanticoni come me penseranno subito a Elizabeth e Mr. Darcy di Orgoglio e Pregiudizio. Ecco, vi auguro che il tedesco sia il vostro Mr. Darcy linguistico, e di superare la prima impressione e ribaltarla.

(Non vi posso promettere che il tedesco vi possa risultare così romantico e bello come il personaggio originale, specie se prendiamo ad esempio l’interpretazione del 1995 di Colin Firth, ecco… ma se dovesse essere così… buon per voi! 😉 )

Meglio Darcy, Colin Firth o il tedesco?
Quando il tedesco diventa bello quanto il Darcy interpretato da Colin Firth nel 1995, siamo a buon punto!

A chi arriverà a padroneggiare sia inglese, sia tedesco spetterà il responso sul “più o meno facile”. Ci troveremo così con tanti responsi diversi!

Sopportate l’inizio, e sarà tutto in discesa

Corollario del paragrafo precedente: portate pazienza all’inizio, e dal livello B in poi sarà tutto meglio. Forse è per questo che il concetto in tedesco si esprime con un vero e proprio proverbio, aller Anfang ist schwer? Dite che si siano ispirati alla loro lingua?

(No, ovviamente non è per quello, però permettetemi l’artificio retorico e la battuta di bassissimo livello).

(Traduzione: “Gli inizi sono sempre difficili”).

Internet parla inglese, ovvero: come la vedono “loro”?

Dicevo, poco sopra, che navigare per informarsi sul tedesco espone spesso a contenuti dai toni catastrofisti. Va detto che una buona parte di questi contenuti viene da persone di madrelingua inglese.

Ora, nei paesi di madrelingua inglese, non viene insegnata la grammatica a scuola come veniva insegnata a noi, perlomeno ai miei tempi (1988-2001). È evidente che sia piuttosto difficile spiegare la declinazione o parlare di principali e subordinate se non si sono fatte analisi grammaticale, logica e sintattica.

A proposito: voi ve le ricordate queste cose? Andate subito a comperarvi una grammatica completa di italiano, di quelle per madrelingua, e ripassate (o imparate) queste cose! Senza di esse, è impossibile diventare parlanti della lingua tedesca capaci di esprimersi in modo autonomo. Si può arrivare, usando metodi comunicativi e intuitivi, fino ad un certo punto, ma non oltre.

Aggiungo anche che in inglese non esiste il problema del genere per articoli e sostantivi (noi, invece, ce lo abbiamo, e ci aggiungiamo la regola della lettera iniziale). Per loro, è una cosa davvero tremenda: troppe novità tutte in una volta, pochi strumenti per affrontarle, tanti tedeschi e austriaci disposti a parlare con loro in inglese (per esercitarlo, magari!)

Esposizione alla lingua

Basta avere qualche hobby ed una connessione internet, e saremo subito tentati di provare a cercare di leggere qualcosa in inglese, o di vedere un video in inglese. Basta accendere la radio, e sentirò canzoni in inglese. TV, cinema, servizi streaming… ore e ore di programmi la cui lingua originale è l’inglese.

Possiamo dire lo stesso del tedesco?

Per dire, anche gli artisti migliori tedeschi cantano in inglese, alla fin fine…

Musica tedesca, power metal, speed metal, progressive metal
I gusti sono gusti, ma oggettivamente i Blind Guardian sono un gruppo molto completo e poco ripetitivo. E cantano in inglese come la maggior parte dei loro colleghi.

A che livello voglio arrivare? A cosa mi serve la lingua tedesca?

Molte persone imparano una lingua straniera per semplice hobby nel tempo libero, o per interesse e passione, o per viaggiare.

Chi impara il tedesco spesso lo fa per studiare all’università o per avere un posto di lavoro migliore.

Vi pare che a queste due motivazioni diverse possano corrispondere gli stessi livelli linguistici, sia nel senso di “elementare, intermedio, avanzato”, sia nel senso di “più o meno disinvolto e fluente, più o meno corretto”?

È ovvio che il tedesco o l’austriaco che impara l’italiano per ordinare, prenotare e dire due cose in vacanza in Italia, rispetto all’italiano che impara il tedesco per laurearsi a Vienna, o a Monaco di Baviera, o a Heidelberg, o per uscire dal circolo dei lavapiatti in nero, racconteranno una loro storia dell’apprendimento linguistico diversa, no? Inoltre, si reagisce diversamente all’errore, vengono richiesti livelli diversi, e pure il contesto in cui si impara non è comparabile.

Con chi parlo il tedesco? Quanto posso esercitarlo? Chi giudica il mio tedesco?

Ci sono popolazioni che sono più aperte a nuove conoscenze o amicizie, o che sono particolarmente comunicative, e poi ce ne sono di diverse, meno aperte e meno agili nel comunicare. Succede. Sicuramente tedeschi, austriaci e svizzeri fanno parte in prevalenza del secondo gruppo – che non significa che sono cattivi o che non siano avvicinabili mai in nessuna situazione, mi raccomando! È, però, meno immediato trovarsi a chiacchierare con loro, e le stesse conversazioni possono essere difficili per motivi non legati alla lingua, bensì ad atteggiamenti che sono legati alle culture delle varie regioni. Visto che questo testo è per italiani, possiamo tranquillamente dire che neppure noi tremebondi italiani del nord – considerati più chiusi – siamo così difficili da approcciare. Lasciamo da parte i timidissimi o i chiusissimi che esistono ovunque.

Inoltre, i germanofoni stessi amano ripetere “Deutsche Sprache, schwere Sprache” (lingua tedesca, lingua difficile). Lo dicono fra di loro, e lo dicono a chi apprende. Senza entrare nel merito dell’affermazione, è un atteggiamento che comunica “ah, tanto è impossibile imparare la lingua”. Penso che perfino uno studente del primo anno di psicologia possa spiegarvi quanto possa fare male questo “mantra” negativo.

Volendo, possiamo aggiungere la grande diffusione di accenti, varianti regionali e di dialetti, che magari complica il tutto. È anche vero, però, che pure in Italia abbiamo questo fenomeno, anche se in alcune regioni l’uso del dialetto è poco tollerato o quasi scomparso. Cerchiamo di non farci spaventare da un fenomeno che abbiamo in comune, e immaginiamoci di avere davanti una persona di una città diversa dalla nostra, anziché demoralizzarci.

L’insegnamento della lingua: come siamo messi?

C’è una forte domanda di insegnanti di tedesco, e questo immette sul mercato anche insegnanti che non hanno la giusta formazione e/o la giusta vocazione. Questo vale soprattutto nei paesi di lingua tedesca, dove c’è chi arrotonda così, o dove insegnanti di tedesco per le scuole locali (quindi che hanno imparato ad insegnare il tedesco come materia per i madrelingua, con i programmi che avevamo noi per italiano) sono stati cooptati (sarebbe stato meglio prendere insegnanti di altre lingue straniere).

In Italia, mi è stato riferito di insegnanti non bravissimi in alcune città o regioni, più che altro nella scuola pubblica e paritaria, non nell’insegnamento privato. Avete aneddoti da raccontare? Scrivetelo nei commenti! Io ho avuto sempre ottimi insegnanti, tutti madrelingua.

Inoltre, la quantità e la varietà dei libri di tedesco sono inferiori a quelle dell’inglese. Sulla qualità non ho grandi lamentele, anzi: sicuramente ci sono testi troppo “pompati” a livello di pubblicità che risultano poi sopravvalutati, ma ci sono ottimi libri in giro. Ne parlerò poi in post appositi.

Le profezie autoavveranti ed i circoli viziosi

Questo punto è un po’ il corollario di tutto: se tutti dicono che il tedesco è difficile, e/o se mi convinco che il tedesco è difficile, allora:

  • Il tedesco sarà difficile di sicuro!
  • Probabilmente manco mi sforzerò più di tanto, perché… è difficile, quindi non ce la farò mai, quindi perché sforzarmi?

Voi che dite?

Cosa avete sentito in giro? Cosa pensate voi? Come sta andando la vostra esperienza? Scrivetelo nei commenti!

E ricordate di seguirmi sui social media per ricevere interessanti contenuti su lingue straniere, traduzione e comunicazione interculturale, il tutto in tanti formati diversi!

 

 

 

 

 

 

 

 

Insegnamento, multilinguismo, ed il ruolo di insegnanti di lingua e traduttori – alcune idee scaturite da Interpädagogica West 2017

Nota: molti sostantivi sono stati usati al maschile per brevità e leggibilità ma si riferiscono ad entrambi i sessi. ho usato entrambe le forme nel citare le professioni, visto che il mondo del lavoro è teatro delle peggiori disparità e disuguaglianze fra i sessi. Qualcosa mi può essere sfuggito: nel tal caso, rimedierò al più presto.

Occhi italiani su Interpädagogica West 2017

Cos’è Interpädagogica? (psst! La “ä” si legge “e”;-) )

Citando il sito ufficiale stesso, Interpädagogica è l’unica fiera dedicata alla pedagogia in Austria. L’edizione del 2017 è stata ospitata dalla città di Salisburgo ed è stata concepita come “edizione occidentale”, dedicata ai Länder occidentali dell’Austria – da qui l’aggiunta “West”.

Grazie all’ormai professionalmente indispensabile Facebook, ho saputo dell’evento tempo fa e ho potuto metterlo in agenda. Un’ottima notizia per il team di Interpädagogica è, pertanto, che la campagna pubblicitaria studiata per Facebook è stata concepita molto bene! Bonus di fine anno per loro subito!

Cosa ci facevo io? Idee, materiali, ampliamento o consolidamento del lessico specifico.

Formalmente, nella pedagogia sono comprese anche le attività private o semi-private di insegnamento, così come l’istruzione degli adulti. Tuttavia, immaginavo già che il fulcro della manifestazione sarebbero state le scuole intese come “elementari”, “medie” e “superiori”, per usare i termini più o meno equivalenti in italiano: il programma degli interventi e dei laboratori era abbastanza chiaro a riguardo.

Nonostante ciò, ho visitato la fiera tutti e tre i giorni: innanzitutto, perché alcune proposte e tematiche sono ugualmente valide anche al di fuori dalla “scuola” e/o anche qualora si lavori con adulti. Poi perché fra i miei possibili clienti ci sono anche genitori italiani trasferitisi in Austria che cercano consulenze, traduzioni o un’interprete per le questioni scolastiche, o un’/un insegnante privata/-o che sostenga i ragazzi in tedesco, inglese ed italiano (nota per gli emigrati italiani tutti: continuate a curare la vostra madrelingua!), e pertanto rimanere in contatto con il mondo scolastico austriaco è sempre importante. Inoltre, sto assistendo alcuni/-e insegnanti italiani/-e nella compilazione di dispense semplificate per gli alunni recentemente arrivati dall’estero e con competenze in italiano ancora non sufficienti (o comunque inferiori rispetto alla loro madrelingua). Questi alunni sono categorizzati ministerialmente come BES (Bisogni Educativi Speciali). Le mie competenze in gioco in questa collaborazione sono quelle sia di insegnante di italiano come lingua straniera/seconda lingua, sia di traduttrice e di parlante inglese a livello C2 (il tedesco, in questo caso, non mi è molto utile… a meno che non mi capiti un giorno qualche insegnante dal Sudtirolo), sia di emigrata (non sembra, ma la componente empatica ed emozionale è molto importante in queste cose). Infine, perché come parlante tedesco a livello C2 e traduttrice dal tedesco, le fiere settoriali sono sempre un’ottima occasione per consolidare o ampliare il proprio lessico: concetti oppure oggetti che abbiamo chiaramente in testa vengono presentati con la corretta terminologia… che, delle volte, non è quella che usavamo noi! D’altronde, il motivo per cui dopo il liceo siamo andate/-i all’università e ci siamo sforzate/-i di frequentare lo stesso le lezioni ai tempi delle frequenze spesso non obbligatorie era proprio quello di costruirci un lessico specifico nella nostra madrelingua, e poi a seguire nelle lingue straniere).

Il digitale nella scuola: digitale per la scuola e digitale per preparare al mondo digitale

Ho presenziato all’intervento sulle lezioni digitali per curiosità verso il tema in generale. Ovviamente si è parlato soprattutto del digitale nelle scuole, e quindi di nuovi strumenti nelle classi, e-learning, prestazioni e sicurezza. Il digitale non significa solo offrire strumenti alternativi a libri, fogli e quaderni, ma anche e soprattutto preparare gli alunni a diventare adulti che vivranno in un mondo dove molti servizi saranno digitali.

online teaching digital teaching digitaler unterricht insegnamento digitale
Connessioni affidabili come requisito essenziale per l’insegnamento digitale

Mi è scappato un sorriso quando è stato menzionato come criterio per la sicurezza l’avere reti separate per l’amministrazione e per gli studenti (birichinate in formato digitale, magari da parte di ragazzi più spigliati con internet e con i programmi degli insegnanti e del personale amministrativo…).

La cosa che sicuramente salta all’occhio è la volontà degli austriaci di investire nella digitalizzazione delle scuole, il che significa anche nelle connessioni internet e intranet.

Va detto – e lo preciso soprattutto per gli italiani in Austria o in procinto di trasferirsi – che qui devo sfatare un mito, quello dell’estero che è sempre meglio. Sinceramente, la qualità dell’offerta internet in Austria lascia un po’ a desiderare. Se si esce dai centri storici delle grandi città la velocità cala drasticamente; gli operatori sono pochi, i contratti sono piuttosto cari oppure con grosse limitazioni. È comprensibile, visto che è un paese ricco di monti e boschi, ma ovviamente è un grosso limite. Speriamo che l’impegno sia governativo sia da parte del principale operatore di internet e telefonia austriaco porti a qualche miglioramento.

Insegnare in un contesto multiculturale tenendo presente i bisogni degli studenti con madrelingua diversa.

Ah, che bello, in tedesco “abbiamo” un termine specifico per quello che ho appena presentato nel titolo del paragrafo, e cioè sprachsensibler Unterricht! Abbiamo un termine specifico in italiano o in inglese? Per ora non l’ho ancora trovato, per cui vado di perifrasi.

Ho assistito a due interventi sul tema, uno di tipo più pratico, e l’altro di tipo più istituzionale.

Ingrid Prandstetter ha mostrato concretamente cosa significa lavorare in una maniera adeguata a classi multilingua, presentato alcuni esempi tratti da libri di testo che mostrano quali testi siano poco o affatto utili per bambini che stanno ancora apprendendo il tedesco e quali, invece, siano utili, e fornito alcune linee guida per produrre materiali (o lezioni) che aiutino veramente tutti.

madrelingua intercultural multilingualism
Insegnare in una scuola multilingue e multiculturale tenendo presente le difficoltà degli alunni.

Per chi insegna lingue straniere, specie usando metodi che prevedono uno scarso o nullo ricorso alla lingua madre dello studente, molti concetti sono noti. Ovviamente Ingrid Prandstetter durante il suo intervento ha sistematizzato queste nozioni, questi “trucchi del mestiere”. Sembra scontato, ma è importantissimo accompagnare il più possibile le parole presentate con tutto quello che di solito le accompagna: per esempio, gli articoli davanti ai nomi. È utile evidenziare graficamente prefissi, suffissi, le varie parole che formano una parola composita, nel caso del tedesco anche le parti di un verbo separabile. I termini vanno presentati in maniera da fornire diversi tipi di definizione e rappresentazione: visiva (forme, insiemi, colori, immagini che rappresentano la cosa o l’idea), tramite spiegazione, tramite esempi concreti. I colori vanno differenziati ed usati in maniera sistematica e ragionata, in maniera da far corrispondere, per esempio, un colore specifico all’articolo determinativo maschile singolare in nominativo. Inoltre, è importante ricordare che non tutte le lingue presentano gli stessi elementi quali articoli (sembra scontato per noi professionisti, ma un’/un insegnante di matematica potrebbe ignorarlo), verbi separabili (la gioia di tutti gli apprendenti tedesco), e tenere sempre presente ciò.

Il secondo intervento era mirato soprattutto ad evidenziare – tramite presentazione e tramite alcune brevi attività pratiche – alcune situazioni di difficoltà che possono verificarsi nelle scuole elementari austriache, e a presentare i siti web dedicati alla scuola multilingue, alle lezioni in una classe multilingue, e alle istituzioni di sostegno per gli insegnanti riguardo a queste materie:

http://www.oesz.at/sprachsensiblerunterricht/main_02.php sull’insegnamento che tenga conto anche degli alunni la cui madrelingua non è quella tedesca;

http://www.schule-mehrsprachig.at/ sulla scuola multilingue;

http://www.oesz.at/OESZNEU/main_00.php il sito del centro austriaco per la competenza nelle lingue.

Entrambi gli interventi hanno, giustamente, sottolineato la difficoltà in cui si trovano i bambini ed i ragazzi la cui lingua madre non è il tedesco, difficoltà paradossalmente proprio amplificata dall’uguaglianza di trattamento, un’uguaglianza di trattamento che non produce però una situazione di equità (immagino che molti di voi abbiano visto vignette o meme con i tre bambini di diversa statura che cercano di guardare una manifestazione sportiva. Bene, si sta parlando di questo).

uguaglianza equità giustizia
Da Pinterest, la vignetta che citavo: uguaglianza, equità, giustizia sociale. Questo tipo di interventi serve per raggiungere l’equità.

Lo stesso discorso vale, ovviamente, anche per l’italiano – ed infatti nel riportare quanto emerso ho cercato di dare consigli che possano valere anche per gli/le insegnanti italiani/-e.

Alcune brevi e temporanee conclusioni sull’insegnamento in un ambiente multilingue e multiculturale.

Come accennavo poco sopra, nell’ultimo mese ho assistito online un’insegnante nella preparazione di alcune dispense per un’alunna la cui madrelingua non è l’italiano, e che ha per ora maggiore confidenza con l’inglese. L’insegnante in questione era convinta che fosse più importante la mia padronanza dell’inglese che non la mia esperienza come insegnante di italiano per stranieri. Certo, riscrivere alcune frasi italiane in un inglese corretto e semplice è stato utile, ma molto più utile è stato fornire linee guida per imparare pian piano la terminologia italiana, fornire una lista di parole necessarie con il loro articolo, illustrare graficamente quanto più possibile, essere molto ripetitivi e sottolineare le connessioni fra quanto già appreso o compreso o letto.

Penso che molti/-e insegnanti in tutto il mondo abbiano idee molto confuse rispetto alla traduzione (e all’interpretariato!), o all’insegnamento delle lingue. Difficilmente un insegnante di tedesco, o di italiano, ecc… nel paese in cui tale lingua è ufficiale e maggioritaria sono le persone indicate per insegnare la lingua del paese ospitante ai nuovi arrivati, mentre un/una bravo/-a insegnante di lingue ha, di norma, gli strumenti necessari per aiutare i colleghi e le colleghe nel presentare quanto più possibile in maniera “sensibile”, come dicono gli austriaci. Traduttori/-trici ed interpreti sono utili, e possono e devono essere convocati qualora siano necessari, ma il metodo di insegnamento “per traduzione” non è particolarmente efficiente, soprattutto non per i livelli principianti ed intermedi (da rivalutare, invece, per gli avanzati in alcuni determinati casi). Inoltre, non possiamo pensare di avere sufficienti risorse umane, temporali ed economiche per tradurre tutto quanto in tutte le lingue che sarebbero necessarie per fornire agli alunni materiali nella loro lingua madre precisa.

Tornando al contesto austriaco, mi pare di poter fare alcune osservazioni. La prima è che il governo centrale e quelli locali mi paiono abbastanza attivi sul tema, ed esistono anche diversi materiali di riferimento e canali di informazione per gli/le insegnanti. Tuttavia, una cosa tende a mancare, perlomeno nel Land Salisburgo dove abito, ed è il sostegno mirato per i figli di italiani. Certo, capisco benissimo che dal punto di vista austriaco gli italiani non siano una priorità: sulla carta, hanno tutti gli strumenti per sapere che qui si parla il tedesco, dovrebbero avere accesso a corsi di tedesco già in Italia, vengono da una ex potenza industriale, dal mondo occidentale e dalla Comunità Europea. Nei fatti, la situazione si presenta alle volte non diversa da quella delle comunità quali quella turca, serba o bosniaca, per citarne alcune. Il tedesco si impara, ovviamente, ma un bambino italiano che non sia cresciuto qua e che non abbia una famiglia alle spalle che sappia come affrontare l’emigrazione si trova svantaggiato allo stesso modo dei bambini provenienti da paesi considerati più “esotici” o “complicati”. Inoltre, la stessa comunicazione con i genitori rischia di essere una catastrofe con gravi conseguenze sociali. Mi è capitato di fare da interprete a famiglie che mi raccontavano, incidentalmente, che i loro figli, dopo due anni di liceo scientifico frequentati in Italia, erano stati misteriosamente indirizzati ad un’HAK (tipo l’italiano ITC, grossomodo), scuola poi ovviamente abbandonata dai ragazzi. Ora, non essendo stata presente durante la conversazione con le autorità competenti non voglio fare ipotesi o accure specifiche, ma vorrei ricordare che contribuire alla dispersione scolastica non è mai una buona idea, e temo che in quella conversazione qualcosa sia andato veramente storto. Conversando con l’ente analogo al provveditorato agli studi del Land Salisburgo, mi è stato detto che il “provveditorato” non avrebbe comunque soldi per commissionarmi servizi linguistici, e che eventualmente dovrebbero essere le famiglie italiane ad essere responsabili abbastanza da rivolgersi a me. Mi ha fatto un po’ effetto sentirmi dire che un ente austriaco non ha soldi, da italiana abituata a sentire che “solo da noi succedono certe cose”…

La seconda è che gli/le insegnanti austriaci/-che mi sono parsi/-e particolarmente ricettivi/-e e comprensivi/-e. Gli austriaci sono un popolo che tende a studiare o, perlomeno, a provare a studiare lingue straniere in una percentuale davvero elevata: vivendo di turismo e, in generale, di terziario, molti di loro hanno anche solo una volta dovuto scambiare qualche parola in una lingua straniera, per non parlare della miriade di corsi di lingue disponibili in un paese così piccolo e della moltitudine di persone che vi si iscrive. È una cosa che mi ha sempre molto colpito degli austriaci, e ne ho avuto la conferma proprio sentendo tanti/-e insegnanti delle più disparate materie che riportavano di andare ad un corso di lingua (alcuni perfino della complicatissima lingua araba o cinese!). Sicuramente la situazione reale e globale del paese sarà un po’ meno rosea rispetto a quella che è sembrata emergere dall’Interpädagogica: ovviamente, chi presenzia ad interventi sul tema multilinguismo è più interessato degli altri alle lingue, ma in generale so – per deformazione professionale – che l’interesse degli austriaci per i corsi di formazione, aggiornamento e formazione continua, lingue comprese, è davvero elevato e lodevole. Vengo da una città italiana (Modena) che è sempre stata piuttosto “avanti” (come dicevamo noi giovani negli anni Novanta) e piena di opportunità di ogni tipo, molte di più che non Salisburgo, ma a parte gli aggiornamenti obbligatori di alcune categorie, o alcuni che volevano cambiare lavoro e sapevano quello che volevano fare non ho mai sentito persone dire: “Ho scelto di fare un corso di ‘materia con rilevanza professionale’”. Sarebbe importante che soprattutto gli insegnanti investissero un po’ del loro tempo nello studiare una lingua straniera, anche solo per mettersi nei panni dei loro alunni di madrelingua diversa dall’italiano per qualche ora, oppure per imparare una lingua che possa aiutarli a comunicare meglio con alunni, genitori, o colleghi di altri paesi per confrontarsi.

Altre novità

Per curiosità, sono anche andata a sentire un laboratorio, ossia workshop, sulla “scuola in movimento”: mi sono detta che sebbene le proposte fossero concepite per bambini e ragazzi, alcune di esse potevano essere adattabili anche a corsi con adulti, sia perché il bisogno di movimento e di staccare un attimo è importante anche nei più cresciutelli, sia perché a parte alcune personalità particolarmente rigide (con le quali tiro fuori esclusivamente la più noiosa Frau Ratti che ci sia) tutti siamo ancora un po’ bambini, sotto sotto. Al di là dell’eccessiva insistenza nel farmi fare della fatica dopo aver fatto 8 km in bicicletta da parte della persona  che teneva il workshop (pensavo che la mia faccia sconvolta ed i litri di sudore fossero un disincentivo, ma lo sono stati solo per gli altri insegnanti, non per il relatore), ho avuto alcuni spunti interessanti per svegliare adulti mezzi addormentati durante un corso serale.

Inoltre, ho gironzolato per gli stand, conosciuto una nuova casa editrice di libri di tedesco come lingua straniera che sembra promettere bene, comperato materiale didattico quale dadi numerici, dadi personalizzabili per conversazioni, un tappetino per insegnare geografia e cultura austriaca.

Austria German Deutsch tedesco
Per le mie prossime lezioni di persona di italiano e di tedesco per italiani: dadi numerici, dadi personalizzabili, ed un bellissimo tappetino con la geografia e la cultura austriaca.

E voi, che dite?

Avete qualche commento, qualche domanda, o qualche curiosità? Scrivete pure nei commenti!

Le mie parole suonano troppo drastiche? Ho detto qualche inesattezza? Commentate o mandatemi un messaggio!

Vi serve qualche informazione o consulenza? Contattatemi via Messenger (il nome della mia pagina Facebook ed il link sono qui a sinistra).

 

Wie A-Typical Italian geboren wurde – mein Weg nach Österreich, und warum ich gleichzeitig atypisch und typisch bin.

Dieser Eintrag ist eine Adaptierung des englischsprachigen Eintrags, den man hier lesen kann! – Read this in English here! – Versione inglese qui!

Dieses Blog und die Person dahinter vorstellen

Warum habe ich so einen „Business-Spitznamen” (bzw. „Phantasienamen“) gewählt? Die Idee kommt aus meinem persönlichen Leben. Ich hoffe, dieser Teil meiner Biographie inspiriert Sie dazu, eine Sprache zu lernen – in einem Kurs, mit einigen Privatstunden, online, mit einer App – oder hilft Ihnen dabei, Menschen aus fremden Ländern und Kulturen aus einem anderen Blickwinkel zu betrachten.

Es ist keine Geschichte à la “Ich bin der perfekte Polyglott, der nie Schwierigkeiten hatte und ständig fließend neue Sprachen lernt”. Es ist nur eine Geschichte, meine eigene. Und als Italienerin – typisch oder nicht – finde ich es sehr schwer, den Mund zu halten!

Ich bitte bereits um Verzeihung: Ich werde oft den Stil wechseln, weil es in dieser Geschichte ein paar ernste Sachen und ein paar lustige Anekdoten gibt.

Professionell Sprachen Unterrichten Übersetzen
Das Gesicht hinter dieser Geschichte, oder die Geschichte eines Gesichts.

 

Meine Leidenschaft für Sprachen – Wie ich Sprachen lernte (und wie ich auch hin und wieder gescheitert bin) – meine ersten Übersetzungen vor mehr als 20 Jahren

Ich erinnere mich daran, dass ich von Anfang an Englisch sehr mochte: 1993 begann ich die Mittelschule (Italienisch: Scuola Media, eine dreijährige Schule, die wir zwischen 11 und 14 Jahren besuchen). Meiner Klasse wurde eine sehr gute Lehrerin zugewiesen. Sie hatte eine gute Aussprache, einen offenen und internationalen Geist, flexible Methoden und Mentalität.

Glauben Sie mir, ich hatte Glück. Viele Menschen hatten Lehrer, die eigentlich nur eine mittlere Stufe in der Sprache hatten, und eine Aussprache, die den schlechtesten spottenden Videos auf YouTube ähnlich sind.

Meine Leidenschaft für Musik und Kino haben mir geholfen, weil meine Lieblingskünstler alle auf Englisch singen und viele Filme in ihrer Originalfassung auf Englisch sind. Aus diesem Grund habe ich jede Gelegenheit genutzt, mich mit MuttersprachlerInnen ständig zu konfrontieren, entweder in einer kontrollierten oder in einer unkontrollierten Art und Weise.

Mein Anfang als “Mehrsprachige” war nicht unbedingt einfach. Ganz in Gegenteil: es war sicher kein Erfolg, wenn nicht gleich eine Katastrophe. Mein ach-so-gutes Englisch (meinen Schulnoten und meinem Zeugnis nach) wurde endlich auf die Probe gestellt… und war bestimmt mit einem “ungenügend ” zu bewerten. Ich konnte nicht verstehen, was die hübschen israelischen Jungen mir sagten! Es hat noch ein paar Jahre gedauert, bis ich mich entspannen konnte. Das Gleiche ist mir selbstverständlich mit Deutsch passiert: mein Zertifikat Deutsch hat mir nicht viel gebracht, als ich ganz stolz ein Zimmer in einem Hotel in Tirol reservieren wollte.

Ja, ich weiß… man könnte argumentieren, dass ein Zertifikat Deutsch in Tirol nichts bringt 😉 Aber… ich möchte jetzt keinen Streit wieder entfachen 😉 *hüstel hüstel CORDOBA cough cough*

Der Grund, weshalb ich mich entschieden habe, Deutschstunden außerhalb der Schulzeit zu besuchen? Während eines Urlaubs verliebte ich mich in den deutschsprachigen Teil Italiens, Südtirol. Die Kleider, das Essen und die Landschaft der Dolomiten waren für mich das Schönste, was ich je gesehen hatte. Dann, noch schlimmer als das, habe ich den Film The Sound of Music gesehen, der unter den Einheimischen vielleicht nicht so beliebt ist, aber für die Rest der Welt eigentlich eine Art Werbung für Österreich bzw. Salzburg ist. Jetzt wohne ich 10 Minuten mit dem Auto/Rad von Leopoldskron entfernt… was für eine Vergeltung!

Österreich Austria Salzburg
Neben dem Radweg, dort wo A-Typical Italian ihren Sitz hat (Glansiedlung)

Als die Zeit kam, um in die Scuola Superiore zu gehen (ungefähr Oberschule; eine fünfjährige Schule, die italienische Jugendliche im Alter von 14 bis 19 Jahren besuchen), habe ich mich nicht für das so genannte liceo linguistico (Neusprachliches Gymnasium) entschieden, weil es damals viel zu viele Fächer in diesem Zweig gab. Die italienische Schule war früher für den viel zu großen Lernaufwand und für die vielen Hausaufgaben bekannt, die den Schülern gegeben wurden. 31 bis 36 Stunden Unterricht X viele Fächer X etwa eine Stunde Lernen zuzüglich Hausaufgaben, pro Fach pro Nachmittag schienen mir keine gute Idee zu sein. Daher habe ich mich für eine reformierte Version des glorreichen liceo classico (klassischen Gymnasiums, also Altsprachlichen Gymnasiums), eine Schule, deren Hauptfächer Italienisch, Latein und Altgriechisch sind. Tägliche Übersetzungen von Texten aus diesen alten Sprachen ins Italienische wurden als Hausaufgaben zugewiesen. Der reformierte Studiengang, in den ich mich eingeschrieben hatte, bot Englisch als fünfjähriges Fach und mehr Mathematikstunden als seine ältere, nicht reformierte Version. Ich habe immer das Gefühl, liceo classico hat meine Sprach- und Übersetzungskompetenz wirklich gestärkt. Jeder, der sich mit Altgriechisch beschäftigt hat, kann leicht Deutsch lernen! Außerdem habe ich einen soliden komparativen und analytischen linguistischen Hintergrund erworben, von dem ich heute noch profitiere, und ich lernte die Kunst einer professionellen Übersetzung in einem relativ jungen Alter.

Ja, unsere Lehrer haben uns beigebracht, was eine Übersetzung ist, wie man einen Text behandelt, um ihn zu übersetzen, und haben ständig von unserer Seite ein professionelles Denken erfordert. Die Missachtung ihrer Anweisungen führte zu schlechten Noten. Schlechte Noten konnten zum Sitzenbleiben führen.

Translation text analysis Latin
Mein Lateinbuch: Kultur- und Übersetzungskurs, 4. Jahr des Gymnasiums

Das war, sozusagen, mein Abenteuer. Ich habe gut strukturierte Kurse mit verschiedenen didaktischen Ansätzen besucht. Ab dem 17. Lebensjahr hatte ich einige kurze Auslandserfahrungen. Dann, als ich Mitte zwanzig war, ging ich schließlich ins Ausland, um zu studieren, zu forschen, zu arbeiten und zu leben. Ich lebe nach wie vor im Ausland!

Ich habe viel versagt und ein paar Dinge geschafft. Englisch und Deutsch waren meine Ausbildungs-, Studium- und Arbeitssprachen in verschiedenen Branchen.

Ich bin sehr stolz, wenn jemand davon ausgeht, dass ich Muttersprachlerin in Englisch oder Deutsch bin. Ich versichere es Ihnen, es ist mir ein einige Male passiert! Da ich nicht zwei- oder dreisprachig aufgewachsen bin, ist das für mich eine große Anerkennung!

20171019_160642

Warum “A-Typical Italian”, also A “-Typisch Italienisch“ = gleichzeitig Atypische und eine Typische Italienerin

Also, daher kam meine Idee für meinen Fantasie-Geschäftsnamen: Ich bin atypisch weil ich zwei Fremdsprachen beherrsche (im Gegensatz zu der allgemeinen Vorstellung, dass ItalienerInnen gar keine sprechen, und wenn sie doch eine sprechen, sind sie nicht verständlich. Mein Zuhause ist voll Bücher, DVDs und anderen Sachen in beiden Sprachen, und ich benutze beide Sprachen täglich, sowohl in meinem Alltags- als auch in meinem Berufsleben.

Klar, ich bin nicht die Einzige, also behaupte ich mit meiner Erzählung nicht, außergewöhnlich und / oder exklusiv zu sein! Ich wollte nur sagen, dass Sie nicht außergewöhnlich sein müssen, um es zu tun. Sie müssen nur Ihren eigenen Weg finden und dann üben.

Aber… ich bin auch typisch, wie mein Ex-Freund (bzw. der österreichische) und wie viele Kunden oft betonten. Ich meine damit: Mode, Make-up, Essen, gesellschaftliches Leben, Bidet (Eines Tages werde ich die Bidet-Imperialismuspartei gründen, das weiß ich). Oh, und ich bin immer sehr laut, wenn ich rede oder wenn ich Dinge tue. Manche sagen sogar, dass meine Locken meine Identität verraten. Stimmen Sie zu?

So, was mache ich? Ich verbringe mein Privat- und Berufsleben damit, meine italienischen, modenesischen, englischsprachigen und deutschsprachigen Seiten zu harmonisieren.

Italian American Austrian Modenese New Year
Lambrusco, Zampone, Schlumberger bzw. “Sissi”-Sekt, globalisierte Süßigkeiten

Wie funktioniert mein mehrsprachiges Gehirn? Funktioniert das auch wirklich? Aber echt jetzt? – (Okay, das war ein typisch italienischer Humor!)

Ich habe ein Gedächtnis, das hauptsächlich mit Bildern und Klängen arbeitet. Allerdings erkenne ich auch Sprachstrukturen (Grammatik, Syntax, Zeitfolgen) leicht: nicht nur kann ich sie “sehen” und “hören”, ich begreife ihre Logik schnell. Als ich in die Schule ging, waren grammatikalische, logische und syntaktische Analysen ein wichtiger Teil unseres Schulprogramms, und ich finde diese Kenntnisse und Fähigkeiten sehr nützlich, weil sie meiner persönlichen Einstellung zu Sprachen entsprechen. Sie werden übrigens auch sehr praktisch, wenn ich meinen Schülern die Grammatik erklären muss, wenn und wann sie benötigt wird.

Ich träume manchmal auch auf Englisch oder Deutsch. Ich denke oft auf Deutsch oder Englisch, besonders wenn die Gedanken auf ein berufliches Thema bezogen sind, an dem ich gerade in dieser Sprache arbeite. Manchmal passiert es aber auch ganz spontan.

Das Einzige, was ich immer auf Italienisch mache, ist… Zählen (besonders Subtraktion), außer… es sei denn, es ist etwas so einfach wie ein Countdown oder wie ein paar Stücke / Banknoten zählen.

Ihre Erfahrung mit Sprachen, Leben im Ausland, Übersetzen, ItalienerInnen dulden, was auch immer?

Wenn Sie neugierig oder interessiert sind, können Sie gerne einen Kommentar zu Ihrer eigenen Erfahrung hinterlassen!

 

Goethe Zertifikat Prüfung C1 Hotel Rezeption Zimmernummer
Fun fact – Schicksal, Vergeltung, oder lustiger Zufall?